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Nel Paese delle aquile

20 dicembre 2012

Albania: decenni di isolamento hanno prodotto un Paese che ora viaggia a due velocità, e nessuna delle due è quella giusta.
Viaggia troppo veloce come le automobili che sfrecciano (e spesso si schiantano) su strade che invece sono fatte per andature d’altri tempi.
Come i soldi che lo sai, ne girano tanti, ma poi vedi certi posti e ti chiedi perché non ne arrivino un po’ anche lì.
L’Albania è in equilibrio precario. E’ piccola e fragile.
Da Valona in giù la costa è fantastica, non ha niente da invidiare ai Paesi confinanti (Montenegro e Grecia)… ma sono soltanto un centinaio di chilometri, si fa presto a cementificarli tutti… ed è quello che succederà, se non vengono posti dei freni.
Il territorio è in vaste aree paludoso, non è inusuale trovare canneti anche all’interno, lontano dalla costa. Però come la mettiamo con la quantità di rifiuti che ci sono in giro? per non parlare delle innumerevoli discariche a cielo aperto… tutta roba che si decompone e finisce nelle falde. E in ogni caso, non è bello entrare in un’area naturalistica protetta, e trovarci uno stillicidio di lattine, pacchetti di sigarette, cartacce e così via.
Gli albanesi hanno fame di progresso, guardano i loro vicini (e soprattutto noi italiani, che siamo considerati ben più che semplici dirimpettai benestanti: “Italiani e albanesi: fratelli”, quante volte ce lo siamo sentiti dire…) come modello e mèta da raggiungere. Vogliono lasciarsi definitivamente alle spalle gli anni del regime, il crack finanziario… ma c’è un passaggio che manca: riappropriarsi dell’orgoglio per le proprie radici.
Ce l’ha descritto bene Altin Prenga, che con il suo progetto (perché chiamarlo solo “agriturismo” e “convivium Slow Food” è limitante) Mrizi i Zanave sta cercando di fare cultura in questo senso. I suoi conterranei, ci spiega, non vogliono sentirsi dire che il loro è un Paese dalle forti radici agro-pastorali, come se ciò rappresentasse un marchio d’infamia. E lui, attraverso la cucina, la produzione a km zero, il recupero e la promozione di attività tradizionali, sta dimostrando che di quelle radici non c’è proprio di che vergognarsi, anzi.
E’ un tipo di rifiuto, quello delle proprie radici contadine/pastorali, in cui in passato anche gli italiani sono incappati… e sappiamo che cosa può produrre, quella mancanza di orgoglio: mancanza di rispetto per ciò che non appartiene al singolo individuo. Ecco, speriamo che anche gli albanesi sappiano trovare presto il giusto equilibrio.
Ma il nostro è un invito al viaggio… e viaggiare in Albania è bello. Forse è banale dire che “è un’esperienza da fare”, ma è proprio così. Nonostante gli ormai vent’anni di scambi continui tra le due sponde dell’Adriatico, nonostante gli immigrati albanesi siano una componente importante del tessuto sociale italiano, entrare in Albania ha ancora il fascino dell’andare alla scoperta di quello che per decenni è stato una sorta di pianeta a sé stante nel cuore dell’Europa (e utilizzare un termine astronomico non è poi così fuori luogo, perché i 700.000 bunker disseminati sul territorio – ovunque: spiagge, montagne, vie di comunicazione, città, campagne – danno al paese l’aspetto di una gigantesca base spaziale… centinaia di migliaia di “funghetti” di cemento armato che sembrano partoriti dalla mente di un pazzo sceneggiatore hollywoodiano in vena di fondere Star Trek e i Teletubbies).
C’è il piacere di visitare un sito archeologico spettacolare (sotto ogni punto di vista) come Butrinti e pensare: finalmente è possibile!
Camminare per le strade delle città e stupirsi di quanto ci si senta a proprio agio.
Giungere avventurosamente in villaggi di montagna raggiungibili solo a piedi o con mezzi adeguati (credevamo di poter arrivare ovunque, con la pandina… ma ci siamo dovuti ricredere: la strada che sale a Theth sarebbe stata per lei inaffrontabile).
Scoprire con gioia che la genuinità di certi piatti e prodotti è sopravvissuta alla massificazione dei tempi del regime, quando, ricorda ancora Altin Prenga, il pane era solo di un tipo e aveva una sola forma: a parallelepipedo, e così il formaggio, di cui erano sparite tipologie e specificità in nome di un’uguaglianza estrema che ha significato appiattimento e regressione culturale… e così via per tanti altri generi alimentari di largo consumo.
Che meraviglia il pesce dello Ionio appena pescato, gli stufati di carne cotti nel vegsh (la pentola di terracotta tradizionale), i pasticci di verdure, i byrek…
Nel pranzo servitoci alle quattro del pomeriggio nel giardino di una trattoria di campagna, sulla strada che collega Durazzo a Tirana, a base di galletti allevati dalla padrona di casa, patate dell’orto e insalata raccolta apposta per noi (più fresca di così…!) c’era la volontà, da parte di quella giovane signora gentile e simpatica, di farci stare bene (eravamo decisamente provati dal viaggio) attraverso il cibo (semplice e delizioso) e di lasciarci un piacevole ricordo non solo del suo locale, ma in generale di quanto c’è di buono nel suo Paese.
Andateci, in Albania. Se siete viaggiatori (e non semplici turisti), non rimarrete certamente delusi.

Bunker vista mare… fanno talmente parte del paesaggio albanese, i bunker, che dopo un po’ neanche ci fai più caso…

Rondò notturno di mucche nella piazza di Ksmail, villaggio balneare nei pressi dell’area archeologica di Butrinti, a pochi chilometri dal confine greco

Le acque cristalline del mar Ionio a Dhërmi

Calanchi rosa ed inclinatissime stratificazioni rocciose: l’Albania è un Paese geologicamente molto affascinante

Il mulo si arrampica ovunque, e non c’è macchina fuoristrada che possa fargli concorrenza…
Muli, mucche, capre, pecore, maiali… sulle strade albanesi se ne incontrano davvero in gran numero.

L’ingresso principale di un tunnel dell’epoca comunista “arredato” e trasformato in fermata dell’autobus

Gjirokaster, la “città di pietra”, splendido esempio di centro storico ottomano, che l’Unesco ha inserito tra i beni patrimonio dell’umanità

Pochi ingredienti e tanta manualità: in un piccolissimo byrektore a Lezhe, questa signora prepara e sforna byrek a ciclo continuo

Dopo aver appreso l’arte della ceramica all’interno di una missione religiosa italiana, i fratelli Altin (qui in foto) e Vasili hanno trovato uno sbocco professionale (in una zona, quella delle colline fuori Lezhe, economicamente molto depressa, con alto tasso di disoccupazione ed emigrazione) aprendo lo Studio Qeramike Albeno, laboratorio in cui producono ceramiche artistiche e di uso quotidiano, con tecniche e decorazioni tradizionali.

Il negozio è on the road…

Due immagini di Theth, Alpi Albanesi.
Theth si trova 75 chilometri a nordest di Scutari, e arrivarci è già di per sé un’avventura. Se non si dispone di mezzo adatto, occorre affidarsi all’unica corsa quotidiana di minibus dall’assetto rialzato, o al servizio di fuoristrada messo a disposizione da Thethi-Guide. Perché gli ultimi 25 chilometri sono di sterrato, ma definirlo tale è riduttivo… un fondo stradale fatto di ghiaione, buche e massi affioranti, e poi decine di curve a gomito, e brevi rettilinei spesso a strapiombo e senza protezioni… indimenticabile (anche per le nostre gambe e schiene) il viaggio di ritorno, seduti nel bagagliaio di una Range Rover stipata all’inverosimile (sette passeggeri più tutti i bagagli!).
Ma ne vale la pena… per il paesaggio mozzafiato della valle, la possibilità (per chi ama il genere) di fare trekking fuori pista (i sentieri veri e propri sono pochi)… e il cibo squisitamente genuino che le famiglie del villaggio preparano per i loro ospiti.

Lo sguardo allegro e sbarazzino della signora Lule, a Theth, nella cui  casa abbiamo soggiornato. Si parlava di cibo squisito e genuino… svegliarsi la mattina e trovare sul tavolo il pane appena sfornato, il latte appena munto, e poi formaggio, burro, marmellata, miele tutto fatto in casa… e la sera i piatti preparati con le verdure raccolte nell’orto: insalate, zuppe, stufati… e un byrek con cavolo cappuccio e cipolla stre-pi-to-so!

Ancora Balcani – 2^ parte

7 agosto 2012

“… e poi abbiamo attraversato la Repubblica di Macedonia e siamo scesi in Grecia”
“Wow! e dove, in Grecia?”
“Prespa”
“???”
Quando parliamo del viaggio fatto a giugno, e arriviamo al dopo-Kosovo, il tenore della conversazione è più o meno questo. Nessuno sembra sapere dove si trovi Prespa, di che si tratti.
Due laghi incantevoli, poco profondi e parzialmente palustri – il Megali Prespa (megali=grande) diviso tra Grecia, FYROM e Albania; il Mikri Prespa (mikri=piccolo) prevalentemente greco, con una porzione minima in territorio albanese – che formano uno degli ecosistemi (o meglio: un insieme di ecosistemi) più affascinanti e ricchi d’Europa. Il Megali è anche il lago più esteso di tutta la penisola balcanica.
Il lato macedone, anche per la vicinanza con il più celebre lago di Ohrid, è il più urbanizzato. Gli altri molto meno.
Sulla sponda greca ci sono una quindicina di villaggi (raggruppati amministrativamente come Comune di Prespa, con sede a Laimos) che contano, complessivamente, 1.500 abitanti. Un tempo erano di più, ma gli eventi storici, in particolare quelli bellici, hanno contribuito a spopolare queste lande remote. Remote (le città più vicine, Florina e Kastoria, si trovano a 60 km di distanza)… eppure in tanti ci sono passati, e hanno lasciato tracce. Soprattutto gli eserciti, dai tempi dell’Impero Romano fino alla seconda guerra mondiale.
Perché siamo venuti qui? Proprio qui? In fin dei conti tutta la Grecia fa parte dei Balcani… perché sceglierne proprio un angolo così poco conosciuto, così lontano da tutto? Perché da qui mi venne spedito quel piccolo libro, di cui parlavo al termine di questo post, che mi ha spinta a voler percorrere le strade dei cibi nella penisola balcanica.
Questo luogo è un crocevia, ma è anche l’esempio di quanto i politici riescano ad essere ottusi, creando divisioni che a livello sociale non sono affatto sentite dalle popolazioni: ne è chiara dimostrazione lo sbarramento sulla strada (bella, comoda e panoramica) che costeggia il lago grande, e che costringe a fare un giro di un centinaio di chilometri all’interno (il più vicino posto di frontiera si trova tra Bitola e Florina), in un saliscendi di montagne e su strade – almeno per quanto riguarda la Repubblica di Macedonia – in pessime condizioni . Quando è stato fissato qui il confine, molte famiglie si sono trovate divise tra i due Stati. I villaggi di Agios Germanos e Laimos, sul lato greco, stanno ad una manciata di chilometri da quelli macedoni, ma quella sbarra impedisce di raggiungerli in pochi minuti, obbligando ad un viaggio di un paio d’ore. Abbiamo chiesto ai nostri amici greci il perché, e la risposta è stata quella già sentita in altri contesti: è il volere dei politici, che non ha niente a che vedere con quello della gente.
Prespa è un luogo magico. Misterioso. Armonioso.
Mucche che pascolano ad un passo dall’acqua, tra le barche tirate a riva, sfiorando con le code i canneti che ospitano rane, bisce, serpenti, tartarughe e altri rettili e anfibi; e pesci, in primis carpe e trote, su cui si basa parte della cucina locale, una cucina semplice che fonde sapori di terra e di lago.
Ruderi di chiese e monasteri medievali. Storie di fantasmi e di inquietanti apparizioni. Gente che parla brandelli di tedesco e addirittura di romano antico. Sentieri percorsi dalle capre. Tappeti di erbe spontanee che farebbero la gioia di qualsiasi erborista. Boschi dove mentre si raccolgono funghi può succedere di incontrare un orso. Cormorani che si tuffano in volo e poi si asciugano al sole; e centinaia di pellicani che nidificano negli isolotti di canne del lago piccolo. Campi di fagioli dove altrove sarebbero state attrezzate spiagge e campeggi. Tramonti spettacolari di cui riempirsi gli occhi seduti al tavolo di una piccola taverna, mentre qualche ragazzino approfitta dell’ultimo raggio di sole per un’ultima nuotata.
Ritmi naturali. Silenzio. Una varietà floro-faunistica immensa. E i cieli stellati più incredibili che ci sia mai capitato di vedere.

La striscia di terra che separa i due laghi (qui, la riva di quello grande)

Il lago piccolo.

Agios Achilios, la mungitura serale.

Immagini dell’isola.

Ciò che rimane dell’antica basilica di Agios Achilios, eretta nel X secolo dallo zar dei Bulgari Samuele. Proprio su quest’isola sorse il primo insediamento di tutta l’area.

Il ponte (solo pedonale) che collega Agios Achilios alla terraferma.

Un campo di fagioli nei pressi della riva orientale del lago grande (che gode di una perfetta esposizione al sole). I fagioli di Prespa (a cui l’Unione Europea ha attribuito la certificazione IGP),  rappresentano la principale coltivazione in quest’area. Grandi, bianchi e dalla forma schiacciata, hanno buccia sottile e polpa pastosa e fondente: ottimi quindi per essere cotti al forno o trasformati in cremose zuppe.

Grigoris, che con la moglie Anna gestisce la guesthouse Ariadni a Laimos. Dopo aver vissuto e lavorato (nel settore legale) per anni a Salonicco, hanno scelto di tornare qui, per dedicarsi all’insegnamento e, parallelamente, all’accoglienza degli ospiti nella bellissima struttura che loro stessi hanno costruito. Ma soprattutto per poter vivere seguendo ritmi più naturali, perché, come ripete spesso Anna, qui la fretta va dimenticata.

Orpheas, il figlio maggiore di Grigoris e Anna, sforna l’alevropita (letteralmente “pita di farina”), una focaccia tradizionale dell’Epiro a base di farina, latte, uova e feta, gustosissima e di rapida realizzazione. Ce ne siamo letteralmente innamorati, tanto da diventare uno dei piatti che cuciniamo più spesso!

Queste anziane ma pimpanti signore di Laimos hanno appena terminato la settimanale preparazione della pasta fatta in casa. Per stenderla, niente di meglio di un manico di scopa. Viene poi fatta seccare al sole, rotta a pezzi ed utilizzata in maniera analoga alle nostre lasagne, paste asciutte e pastine da minestra.

Uno dei venditori ambulanti di frutta e verdura che quotidianamente riforniscono gli abitanti della zona, effettuando servizio porta a porta. Appartiene alla comunità gypsy di Florina, la città principale dell’omonima prefettura (termine con cui vengono definite le province in Grecia), di cui fa parte anche il comune di Prespa. Dista 60 chilometri da quest’ultimo.

Con Costas a pesca sul lago piccolo, al sorgere del sole. Costas e la moglie Vera sono i proprietari della taverna e dell’albergo che si trovano sull’isola di Agios Achilios. Il pescato viene poi trasferito in una peschiera in giardino, da cui viene prelevato per essere venduto a peso o cucinato per i clienti della taverna.

Vera (che ha appena sfornato una deliziosa pita agli spinaci) e Costas in cucina. Vivere in un’isola di 22 abitanti non significa necessariamente annoiarsi… entrambi si occupano della taverna e dell’albergo (portando così avanti per l’ennesima generazione l’attività della famiglia di Costas: la taverna era aperta già durante la seconda guerra mondiale), poi ci sono gli animali da accudire (mucche, maiali, galline, oltre ai gatti e cani di casa), l’orto (da cui provengono molte delle verdure impiegate in cucina), la raccolta di frutta, erbe e funghi, la preparazione di liquori, conserve e confetture varie, la pesca mattutina, i quattro figli… Costas è anche insegnante di educazione fisica in una scuola superiore a Florina.

Dalle acque del lago, trota e carpa (qui cotte entrambe sulla griglia); dalle montagne circostanti, formaggio freschissimo. Aromi e condimenti semplici: paprica, origano, olio extravergine di oliva del Peloponneso.

Ancora dalla cucina di Vera e Costas: pita con feta e peperoni; sullo sfondo, peperoni e fagioli stufati.

L’albergo di Vera e Costas ospita spesso artisti (pittori, scultori) che lasciano poi una loro opera: uno dei temi ricorrenti è il fantasma che si dice faccia le proprie apparizioni sull’isola. Qui Vera posa con un piccolo dipinto da lei realizzato.

Nuova cena balcanica a Padova

6 luglio 2012

Salve a tutti!
Vi informiamo che la prossima cena balcanica si terrà giovedì 19 luglio a Padova.
Sarà una cena all’aperto, a casa di un amico, Marco Bergamaschi (in via Ca’ Silvestri 25/C, zona Montà), che mette a disposizione il suo ampio giardino.
Come nelle precedenti occasioni, non si tratterà solo di condividere cibo (cucinato da Elisabetta): il progetto verrà adeguatamente presentato, verranno esposte/proiettate le foto, ci sarà musica (balcanica, chiaro!)…

Vi aspettiamo e… passate parola!

Menù:
alevropita (pita con feta, tipica dell’Epiro)
tarator (zuppa fredda di yogurt e cetrioli)
melizanosalata (crema di melanzane)
peperoni rossi stufati
cevapi (salsicce di carne macinata)*
ravanija (dolce di semolino e cocco con sciroppo al limone)
bevande e caffè

*per i vegetariani ci sarà un piatto alternativo, previa richiesta al momento della prenotazione

Quota di partecipazione: 20 euro.
La prenotazione, per questioni organizzative, è obbligatoria.
Contatti:
Elisabetta 329 0060084
Nicola 328 8788678
lastradadelcibo@gmail.com

Ancora Balcani – 1^ parte

19 giugno 2012

Rientrati alla base dopo 13 giorni di viaggio.
Abbiamo macinato più di 3.000 chilometri e non abbiamo quasi mai avuto connessione internet, quindi non siamo riusciti a dare notizie in tempo reale… ma ora recuperiamo.

Partiti mercoledì 6, tre giorni di viaggio per arrivare in Val Rugova, in Kosovo (confine nord-ovest con il Montenegro). Giorni che si sono rivelati intensi… molto più del previsto. Una prima tappa a Prijedor, in Bosnia (nel territorio della Repubblica Srpska), a casa della signora Ljubica, che come altre donne (musulmane, serbe e croate) che vivono in città e nei villaggi limitrofi ha aderito all’associazione Promotur e ospita turisti e viaggiatori di passaggio promuovendo anche la cucina locale (nel suo caso, quella della comunità serba). Una forma di turismo rurale che sta crescendo piano piano.
Il secondo giorno abbiamo attraversato la Bosnia via Sarajevo e Visegrad, passando da un paesaggio da cartolina all’altro (niente da invidiare alla Svizzera più bucolica… anzi), per poi entrare in Serbia e quindi in Montenegro.
Bella la Serbia… ma ci ha riservato una sorpresa poco piacevole, nella fattispecie una buca killer nell’asfalto che ha disintegrato due gomme della pandina. Fortunatamente la gente del posto ci ha dato una mano (ci trovavamo a diversi chilometri di distanza dal primo paesino) e tutto si è sistemato nel giro di due ore. In Montenegro, poi, altra sosta forzata, a causa di un pezzo di montagna franato sulla statale… e infine l’arrivo in val Rugova (che dalla città di Peja si incunea tra i monti più alti del Kosovo) dove eravamo attesi a casa del signor Osman Shala a Drelaj, uno dei 13 piccoli villaggi situati sui fianchi delle montagne (villaggio = alcune case, una piccola moschea, il cimitero… per tutto il resto bisogna scendere in città). Anche in questo caso, la famiglia aderisce ad un’associazione (Rugova Experience) che promuove la cultura locale attraverso una forma di turismo rurale responsabile.
Lì per due giorni abbiamo fatto vita di campagna/montagna, seguendo Osman e i suoi familiari nelle attività quotidiane (la famiglia vive quasi esclusivamente di autoproduzione): la mungitura mattutina delle mucche, il pascolo, la pesatura serale del miele, la lavorazione del latte, la preparazione del pane e dei piatti tradizionali…
Qui di seguito qualche immagine di quei primi giorni (il resto del materiale fotografico è ancora in lavorazione).

Il fiume Vrbas, in Bosnia, scendendo da Banja Luka verso Sarajevo

In Serbia, sotto il sole di mezzogiorno con due gomme fuori uso e un cric poco affidabile… ma ce l’abbiamo fatta! (e anche più rapidamente che se ci fosse capitato in Italia…)

La statale che dalla Serbia, lungo il fiume Lim, porta in Kosovo passando per il Montenegro (questo in foto è l’inizio del tratto montenegrino)… qui la fretta va lasciata a casa…

Osman con la moglie

La mungitura mattutina…

… il paesaggio circostante visto dal giardino di casa…

… e l’uscita al pascolo

Uno dei pranzi-tipo in casa Shala: a sinistra il mozë (che viene prodotto ogni sera facendo bollire il latte e poi mettendo a fermentare per alcune ore la panna: viene usato come crema da spalmare, come ingrediente di farcitura ma anche come sostituto del burro in cottura); a destra il pane fatto in casa (cotto a legna) e, dietro, leçenik, una sorta di pane/focaccia a base di farina di mais bianco impastata con con kos (yogurt) e formaggio fresco, entrambi fatti in casa. Bevanda d’accompagnamento, il kos

Qui e nelle foto seguenti: la lunghissima (dalle 2 alle 3 ore) cottura del fli (o flija) sotto il saç (il coperchio di ferro che viene arroventato sulle braci): una “torta” fatta di strati di crespelle (di acqua e farina) cotte una sull’altra e mozë, da consumare accompagnata da verdure o come snack.
Di questo piatto parleremo ancora…

(mentre cerco di dare un piccolo contributo…)

Ecco, questo è solo un assaggio… di materiale ne abbiamo un bel po’ su cui lavorare: foto (tante), prodotti da approfondire, ricette da riprodurre, anche in vista delle prossime cene…
(a proposito di cene: ne organizzeremo certamente una nelle prossime settimane, a Padova – salvo cambi di programma).
Quindi… ci rileggiamo qui a breve :-)

Venerdì 4 maggio: La strada del cibo e Balkans Windows

21 aprile 2012

Anche la cena di Mestre è andata molto bene (qui sotto potete vedere qualche immagine).
Ringraziamo ancora una volta Marilù che ci ha ospitati, i partecipanti… e anche, per l’interesse dimostrato, chi non ha potuto partecipare perché non c’era più posto… altre cene verranno organizzate prossimamente, delle quali daremo per tempo tutte le informazioni.

Altre iniziative sono in programma, nel frattempo.

Il prossimo appuntamento con La strada del cibo è per venerdì 4 maggio, a Padova.
In questo caso non si tratterà di una cena, ma della nostra partecipazione a Balkans Windows: un ciclo di proiezioni, a cura del fotografo padovano Bruno Maran, sulle recenti vicende balcaniche, che verranno integrate da interventi di persone (giornalisti ma non solo) che, a vario titolo, si sono occupate/si occupano di Balcani.
Il nostro intervento prevede, oltre alla presentazione del progetto e al racconto delle nostre esperienze sul campo, una mostra delle fotografie di Nicola e una degustazione di dolci balcanici cucinati da Elisabetta.

La strada del cibo e Balkans Windows
Venerdì 4 maggio, ore 21
Padova – Porta San Giovanni

La tavolata della cena di Mestre

La cena di Padova, e il prossimo evento: a Mestre il 14/4

10 aprile 2012

Prima di passare oltre:

la prossima cena balcanica si terrà questo sabato, 14 aprile, a Mestre, presso il bar da Marilù in via Costa 21, alle ore 20,30.

C’è ancora qualche posto disponibile, quindi se siete interessati a partecipare, mettetevi in contatto con noi scrivendoci alla mail lastradadelcibo@gmail.com.

E ora, per chi non ha potuto partecipare agli eventi già organizzati… per introdurre quelli che verranno… qualche immagine scattata lo scorso venerdì 6 aprile, durante la cena che si è svolta a Padova nei locali dell’associazione Altragricoltura Nord-Est (ex macello in corso Australia).

L’accoglienza (curata dal nostro amico Giorgio)…

…i partecipanti piacevolmente soddisfatti della serata…

…e il backstage, con Elisabetta – per l’occasione coadiuvata dall’amica Anna Maria – al lavoro dal primo pomeriggio.

Anna Maria con Luciano di Altragricoltura Nord-Est

La preparazione dei sarma

… e del bors cu trufandale (zuppa rumena agrodolce di verdure ed erbe primaverili)

Quindi… la cuoca (qui finalmente pronta ad accogliere gli ospiti) e il fotografo (che sta dall’altra parte dell’obiettivo… ma prima o poi vedrete pure lui…) vi aspettano alle prossime cene…

non mancate!

Prossimi eventi: a San Donà di Piave e a Padova

18 marzo 2012

Innanzitutto, un caloroso ringraziamento a coloro che hanno partecipato alla prima cena in sostegno del progetto, ieri sera a Treviso, e all’associazione culturale Musikrooms che ci ha ospitati.

Altri appuntamenti sono programmati per le prossime settimane. Ricordiamo che tutti gli eventi sono, per ragioni organizzative, su prenotazione.

Domenica 1° aprile, a San Donà di Piave (Ve), presso La Casetta delle Pesche:
lezione di cucina balcanica e, a seguire, pranzo
per info e adesioni:
lacasettadellepesche@gmail.com
bettipanemiele@gmail.com


Venerdì 6 aprile, cena balcanica a Padova:

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