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Venerdì 4 maggio: La strada del cibo e Balkans Windows

21 aprile 2012

Anche la cena di Mestre è andata molto bene (qui sotto potete vedere qualche immagine).
Ringraziamo ancora una volta Marilù che ci ha ospitati, i partecipanti… e anche, per l’interesse dimostrato, chi non ha potuto partecipare perché non c’era più posto… altre cene verranno organizzate prossimamente, delle quali daremo per tempo tutte le informazioni.

Altre iniziative sono in programma, nel frattempo.

Il prossimo appuntamento con La strada del cibo è per venerdì 4 maggio, a Padova.
In questo caso non si tratterà di una cena, ma della nostra partecipazione a Balkans Windows: un ciclo di proiezioni, a cura del fotografo padovano Bruno Maran, sulle recenti vicende balcaniche, che verranno integrate da interventi di persone (giornalisti ma non solo) che, a vario titolo, si sono occupate/si occupano di Balcani.
Il nostro intervento prevede, oltre alla presentazione del progetto e al racconto delle nostre esperienze sul campo, una mostra delle fotografie di Nicola e una degustazione di dolci balcanici cucinati da Elisabetta.

La strada del cibo e Balkans Windows
Venerdì 4 maggio, ore 21
Padova – Porta San Giovanni

La tavolata della cena di Mestre

La cena di Padova, e il prossimo evento: a Mestre il 14/4

10 aprile 2012

Prima di passare oltre:

la prossima cena balcanica si terrà questo sabato, 14 aprile, a Mestre, presso il bar da Marilù in via Costa 21, alle ore 20,30.

C’è ancora qualche posto disponibile, quindi se siete interessati a partecipare, mettetevi in contatto con noi scrivendoci alla mail lastradadelcibo@gmail.com.

E ora, per chi non ha potuto partecipare agli eventi già organizzati… per introdurre quelli che verranno… qualche immagine scattata lo scorso venerdì 6 aprile, durante la cena che si è svolta a Padova nei locali dell’associazione Altragricoltura Nord-Est (ex macello in corso Australia).

L’accoglienza (curata dal nostro amico Giorgio)…

…i partecipanti piacevolmente soddisfatti della serata…

…e il backstage, con Elisabetta – per l’occasione coadiuvata dall’amica Anna Maria – al lavoro dal primo pomeriggio.

Anna Maria con Luciano di Altragricoltura Nord-Est

La preparazione dei sarma

… e del bors cu trufandale (zuppa rumena agrodolce di verdure ed erbe primaverili)

Quindi… la cuoca (qui finalmente pronta ad accogliere gli ospiti) e il fotografo (che sta dall’altra parte dell’obiettivo… ma prima o poi vedrete pure lui…) vi aspettano alle prossime cene…

non mancate!

Prossimi eventi: a San Donà di Piave e a Padova

18 marzo 2012

Innanzitutto, un caloroso ringraziamento a coloro che hanno partecipato alla prima cena in sostegno del progetto, ieri sera a Treviso, e all’associazione culturale Musikrooms che ci ha ospitati.

Altri appuntamenti sono programmati per le prossime settimane. Ricordiamo che tutti gli eventi sono, per ragioni organizzative, su prenotazione.

Domenica 1° aprile, a San Donà di Piave (Ve), presso La Casetta delle Pesche:
lezione di cucina balcanica e, a seguire, pranzo
per info e adesioni:
lacasettadellepesche@gmail.com
bettipanemiele@gmail.com


Venerdì 6 aprile, cena balcanica a Padova:

Cena balcanica a Treviso

22 febbraio 2012

Cari tutti,
parallelamente alla campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Indiegogo, stiamo organizzando una serie di cene balcaniche, sempre finalizzate al sostegno finanziario del nostro progetto. Ai fornelli ci sarà Elisabetta.
La prima avrà luogo a Treviso, presso Musikrooms, sabato 17 marzo.
Vi terremo aggiornati sulle altre date… e intanto vi aspettiamo a questo primo appuntamento (affrettatevi a prenotare: il numero di posti è limitato!)

Il vostro sostegno al progetto

3 febbraio 2012

Cari amici e amiche, come avete letto nel post precedente, gravi problemi economici ci costringono a rimanere fermi e a non poter programmare serenamente i prossimi viaggi.
Viaggi essenziali per poter avere il materiale necessario alla realizzazione del libro sui Balcani.
Pertanto, abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi, utilizzando la piattaforma di crowd funding IndieGoGo.
Vi invitiamo a contribuire con una donazione, a parlarne in giro, a condividere con i vostri contatti. Più persone riusciamo a coinvolgere, più facile sarà raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti.
Questo il link da seguire:
http://www.indiegogo.com/Viaggio-nei-Balcani-Voyage-in-the-Balkans?a=399275
Una volta entrati, vi basterà scegliere il “prodotto” che preferite ed effettuare il relativo versamento.

Grazie fin d’ora… e continuate a seguirci (presto altri post, altre fotografie, altre storie di cibi e persone).

Elisabetta e Nicola

Dove portano le strade dei cibi?

16 gennaio 2012
etichette: , ,

La crisi ha colpito anche noi.
Per questioni economiche molto serie abbiamo dovuto rinviare il viaggio programmato per questi giorni.
Allora, nella prolungata (nostro malgrado) attesa di ripartire, vi invito a percorrere insieme un’altra strada del cibo.

Si può fare il giro dei Balcani – e anche oltre – mangiando un dolcetto?
Certamente… il difficile sta nel non perdersi (anche se, diciamolo, spesso il bello è proprio perdersi…), perché è una strada da cui partono tanti sentieri, che a loro volta portano verso altre strade, e magari capita poi che queste si ricongiungano a quella da cui si era partiti… ma non sempre…
Per me, che ho una formazione storica, tutto questo ha un fascino irresistibile.
A Mostar abbiamo mangiato friabilissimi biscotti al burro a forma di mezzaluna che lì chiamano semplicemente lokumi (da non confondere con gli altri lokum, le “delizie turche”, cubetti morbidi di zucchero e amido che con i loro colori vivacizzano le vetrine delle pasticcerie dei Balcani centro-meridionali).
Lokum deriva dall’arabo luqma, che significa “morso, boccone”.
Non appena messo in bocca un pezzetto mi sono resa conto che erano i fratelli gemelli dei kourabiedes greci (che però, come i gurabia armeni, vengono preparati in particolare durante il periodo natalizio). E sono gemelli anche dei curabiè (o curambiè) triestini, spicchi burrosi con farina di mandorle che dovrebbero essere la versione locale dei kipferl austriaci, ma il nome è chiaramente quello greco. E la forma è ancora una volta la mezzaluna turca (la stessa che gli austriaci hanno adottato per lo strudel… in cucina capita anche che si adottino gli usi del nemico…).
Anche in altre zone dei Balcani (nella stessa Bosnia, in Serbia, in Albania) esistono dolcetti secchi dal nome simile, gurabjie, anche se non dappertutto ci si riferisce alla medesima ricetta, anzi: spesso con questo termine si intendono genericamente biscotti e focaccine (in turco, kurabiye significa “biscotto”).
E se ci si muove ancora più a sud ed est (vicino e medio Oriente, nord Africa) troviamo altri dolcetti dal nome simile (ghorabiye, qurabiya, ghoriba, ghoorabie, karabige), anche se talvolta gli ingredienti ed il procedimento sono differenti (e anche molto, come nel caso dei libanesi karabige, pasticcini di semola ripieni di pistacchi).
Quindi, quindi… eccomi alle prese con l’ennesimo tour semantico-gastronomico… mi sto perdendo ancora una volta tra ricette, nomi, forme… e poi, inaspettatamente, mi imbatto nella spiegazione, grazie a Predrag Matvejević e al suo Breviario Mediterraneo.
Gurab è un termine arabo che stava ad indicare la nave ammiraglia della flotta. I Turchi, spiega Matvejević, adotteranno questa (come molte altre parole arabe) e la diffonderanno anche nei Balcani, dove comincerà ad indicare dolci a forma di barca: gurabija, gurabije. La barca incontra la simbologia di questo popolo arrivato dalle steppe asiatiche e diventa mezzaluna. Le parole (che già gli Arabi avevano diffuso) e le ricette cominciano a viaggiare insieme a loro, pur seguendo percorsi differenti e modificandosi di conseguenza.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: il cibo ci offre la dimostrazione pratica che la fratellanza vince sulla discordia.
Perché, come dicono i cuochi di Chefs for Peace, che da anni usano questo mezzo meraviglioso per promuovere la pace in una città dal fragile equilibrio come Gerusalemme, “la cucina è fatta di storie straordinarie. Riunisce tutte le lingue in una. E’ come l’amore”.
Di più, dico io. La cucina E’ amore.

E poiché a monte (ma molto, molto a monte, almeno temporalmente… quasi sette anni sono passati) di questo progetto ci sta un piccolo e introvabile (da queste parti) libro di cucina, che parla proprio di fratellanza in un remoto angolo dei Balcani (da dove mi venne spedito), ed in cui la mittente aveva scritto, in calce alla dedica: “La cucina può salvare il mondo….?”… torneremo a parlare ancora di cucina come veicolo di pace.

Kosovo (ovvero, gli arretrati)

28 dicembre 2011
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Siamo in ri-partenza, a breve (tra una decina di giorni).
Un po’ di Croazia, Serbia, Albania… ma la destinazione principale è il Kosovo.
In estate ci eravamo già stati, a Kosovska Mitrovica… e ancora non ne avevamo parlato!
Città divisa in due, che in questi mesi – da luglio in poi – è salita più volte agli onori delle cronache (qui si trovano numerosi articoli ed approfondimenti), a causa dei disordini scoppiati… anche in questo momento la situazione non è facile, come in tutta la regione settentrionale, di etnia serba, che non accetta il governo centrale di Pristina (albanese, come del resto la maggioranza della popolazione kosovara).

ingresso in Kosovo dal posto di frontiera di Jarinje (dato alle fiamme a fine luglio 2011 - si trova nel nord del Paese, lungo statale che scende da Belgrado)

Quelle che seguono sono immagini del quartiere serbo di Mitrovica: bandiere nazionali un po’ ovunque, automobili senza targhe (per protesta vengono tolte quelle rilasciate dal governo centrale), slogan inneggianti a Radovan Karadžić… l’unico posto, tra quelli in cui abbiamo viaggiato in questi mesi, dove ci sia stato espressamente richiesto di cancellare fotografie appena scattate. I residenti non vogliono essere fotografati, e gli stranieri vengono visti con sospetto (anche gli italiani, nonostante siano considerati “amici”). L’atmosfera che si respira è quella del “noi – serbi kosovari – abbiamo contro il resto del mondo”, quasi fosse ormai un dato scontato, che giustifica la loro diffidenza (che talvolta sfocia nell’ostilità aperta).

Il ponte sul fiume Ibar, che divide la città: sullo sfondo, il quartiere serbo

La porzione albanese della città è più estesa, ordinata (i serbi lamentano che gli aiuti arrivino soltanto qui) e tranquilla. C’è maggior circolazione di beni e denaro (quest’ultimo proveniente per lo più dalle rimesse degli emigrati nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale), i negozi sono più forniti, ci sono caffetterie e ristoranti. Non che si respiri un clima di benessere, ma la qualità della vita di qua del ponte è leggermente migliore.

"Gruppi di controllo e collegamento impegnati per voi" - la forza di pace internazionale è ancora ben presente su tutto il territorio kosovaro

Stavolta saremo invece diretti verso le montagne e i villaggi della val Rugova, non lontano da Peć/Peja. Confidiamo nelle prestazioni della vecchia inossidabile pandina

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